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Le stazioni |
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Stazione di PERTOSA (Sa) Ferrovia Sicignano degli Alburni - Lagonegro |
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Storia e descrizione del sito |
C'è uno scalo perduto nel bosco,
tra una coltre di frassini ed un costone di roccia. Quando il tramonto
comincia a farsi sentire, infuocato, il paese appare come un Van Gogh,
nascosto solo in parte dagli arbusti di rosmarino. Per i ferroamatori
amanti del trekking e dei paesaggi naturali misti ad un'opera
tecnologica (la ferrovia), quasi un intrecciato Jin-Jang, vale la pena
di andarci almeno una vita come i musulmani a La Mecca. La stazione di
Pertosa rappresenta tutto questo, un ossimoro, una stazione
ferroviaria che non puoi raggiungere in nessuno dei modi soliti, ma
inerpicandoti tra boschi e sentieri. Dalla statale 19, a 3 km dal paese, si entra nella zona delle famose ed omonime grotte (sede di un festival antagonista ogni agosto e set degli interni de "Il Fantasma dell'Opera" di Dario Argento), incantevoli con la presenza di un laghetto. All'ingresso delle grotte si trova un bivio che porta ad un sentiero C.A.I.: quello è il sentiero verso la stazione. Esso inizia prima con un sentiero che s'inerpica nella boscaglia, per poi uscire su una mulattiera. Arrivati al ponte della cascata, presso l'ex centrale idroelettrica, si intravede la massicciata che poco dopo s'incrocia con la strada. Da qui inizia il percorso delle rotaie verso lo scalo, incrociando prima la centrale idroelettrica, le sue cascate d'acqua ed il sottobosco; poi, passati sotto un ponte in cemento, seminascosto dalla vegetazione, si arriva al fabbricato viaggiatori pertusiano. Lo stato di abbandono, salvo qualche lavoro di riallaccio elettrico, permane al 1987. La vegetazione, per chi conosce questo posto dal 1997, va di anno in anno prendendo il sopravvento, crescendo come la barba di chi aspetta le vane promesse di riattivazione che fanno capolino ogni 2 anni. Dalla stazione, proseguendo per una strettoia ricavata nella roccia, per circa 200 metri, si può raggiungere il ponte panoramico da cui si vede un bellissimo paesaggio e si scorge il paese... Dall'altro verso, a sorpresa, spunta l'autostrada A3. Grande colpo d'occhio, oltre alla boscaglia ed ai costoni di roccia, lo danno le cascate del torrente Acquaviva, che s'immette a valle nel fiume Tanagro, passando per la nuova centrale idroelettrica. La stazione di Pertosa (o meglio il bivio per le grotte) vivacchia con due coppie di autobus sostitutivi FS che fanno la spola fra Sicignano e Polla e con alcuni bus da Pertosa paese per Polla. Costruita nel 1885, deve la sua posizione, sembra, quasi unicamente al fatto che serviva come punto strategico per l'esercito sabaudo, nel caso di rivolte dei briganti. Inizialmente non era una stazione, ma solo un casello al km. 22+140 che fungeva da posto di movimento per l'incrocio dei convogli che quindi non effettuavano qui servizio viaggiatori. Esistevano quindi due binari in luogo dell'unico attuale. La stazione vera e propria venne creata nel 1936 a servizio dei contadini della zona. Nel 1954 la stazione venne declassata a fermata seppure presenziata. Nel 1976 la fermata rimase impresenziata. Tuttavia i treni che fermavano in essa continuarono ad essere numerosi proprio per l'impossibilità che i contadini della zona avevano di utilizzare altri mezzi di trasporto. Anche questa stazione, come quella di Auletta, mancava dell’acqua potabile, per cui anche qui essa veniva portata utilizzando cisterne ferroviarie. A lato del fabbricato viaggiatori si può notare un pozzo che, pare, in qualche modo, comunichi direttamente con le grotte. Dall'altro lato si può notare un ponte su un piccolo vallone e l'ingresso al bosco che porta alla ex centrale idroelettrica. Costa una certa fatica ed uno spirito da trekker montanaro, ma Pertosa, nella sua unicità, è una stazione da visitare. Scheda a cura di Enzo De Domenico (Al Paçio) |
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Dati tecnici |
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Turismo |
Posta sul versante destro della valle del fiume Tanagro, Pertosa, il cui nome deriva dal termine tardo latino “Pertusium” (apertura), conserva nelle grotte dell’Angelo testimonianze di frequentazioni umane tra le più antiche del territorio salernitano. Nei suoi pressi, ai piedi del monte Intagliata, si apre un’ampia cavità naturale sicuramente abitata in forma stabile, anche con insediamenti su palafitte, dall’età neolitica fino all’età del ferro, come dimostrano i numerosi reperti ivi rinvenuti e appartenenti alle culture appenninica e subappenninica, tra i quali vasetti di minuscole dimensioni di probabile destinazione votiva o, forse, connessi con l’attività pastorale delle genti appenniniche. In età lucana e romana, a cui risalgono bronzi, terrecotte e monete, il luogo fu sede di un tenace culto delle acque, proseguito in epoca cristiana con il culto, tuttora praticato, di San Michele Arcangelo. Non si hanno notizie certe sulla nascita della cittadina che si sviluppò, probabilmente nel corso dell’anno Mille, intorno all’area occupata dai monaci benedettini della Badia di Cava, che vi costruirono la chiesa di S. M. delle Grazie. Casale del feudo di Caggiano, Pertosa venne donata, nell’XI secolo, dal normanno Alberto da Caggiano alla badia di Cava. A seguito dello spopolamento verificatosi nel corso del XIV secolo per effetto di un disastroso terremoto e della peste del 1348, i territori del feudo di Pertosa furono concessi in enfiteusi agli abitanti di Auletta e Caggiano.Agli inizi del XVI secolo, con il ritorno dei monaci benedettini, fu restituito alla Badia di Cava il governo del contado che, nel 1694, per la continua conflittualità con i paesi vicini, staccato da Auletta e Caggiano, costituì feudo a parte. Nel 1830, con decreto dei Borboni, venne riconosciuta a Pertosa l’autonomia. Da vedere le Chiese di S. Maria delle Grazie (X sec.) e di S. Benedetto (XI sec.), nonché il millenario Santuario di S. Michele, presso le Grotte dell’Angelo – monumentale complesso speleologico. Ed ancora la mostra di bassorilievi all’aperto “Un muro diventa cultura” ed il Museo MIDA. Nei pressi è la Riserva naturale foce Sele - Tanagro (Cascata di Maremanico, Gole di Campostrino). | |
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Le immagini |
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![]() Il casello al km. 22+140 poi diventata stazione di Pertosa |
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![]() Ecco la stazione di Pertosa nel 1998 dopo la ripulita della vegetazione da parte di alcuni volontari |
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![]() E questa è la stazione nel 2004 nuovamente immersa dalla vegetazione |
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![]() Il binario dal lato che va verso Auletta transita su uno stupendo viadotto |
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