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Sassano
Il primo insediamento in questo sito fu
la chiesa di San Zaccaria, citata per la prima volta in un documento del 967
come confine estremo della diocesi di Capaccio. Essa divenne poi monastero
che resterà attivo fino alla metà del XV secolo. Poco lontano, secondo una
tradizione locale, fondato dal principe di Salerno Roberto Sanseverino, si
sviluppò a partire dal XIV secolo il centro abitato attorno alla nuova
chiesa di San Giovanni Battista. In quest'epoca il villaggio divenne un
casale dello "stato" di Diano (Teggiano).
Dopo la caduta dei Sanseverino (1552) ebbero inizio i numerosi dissidi tra i
feudatari e la chiesa che vantava antichi diritti su quelle terre, usurpati
di frequente. La tensione giunse al culmine nel 1644-45, quando il duca di
Calà non solo invase i terreni della chiesa, ma proibì ai contadini di
coltivarli, facendoli anche inondare; proibì poi all'Universitas di versare
i debiti contratti con la chiesa di San Giovanni.
Nonostante queste ed altre tensioni, il paese ebbe un lento ma graduale
sviluppo che si intensificò nel corso del XVIII secolo soprattutto per
merito dei cosiddetti "locati", cioè i possessori di armenti che fittavano
pascoli perfino nella Puglia e in Basilicata. In funzione di questa attività
e della conseguente concia delle pelli, si sviluppò anche un intenso
commercio del sale. Sede di Comune dal 1806, ebbe il massimo demografico nel
1951 con 5846 abitanti. Da vedere il Museo vivente della valle delle
orchidee.
Teggiano
La collina su cui sorge oggi
l'abitato, come le altre del Vallo, risulta frequentata a partire almeno
dalla prima età del ferro (IX secolo a.C.) e, quasi senza soluzione di
continuità, i reperti ci indicano la presenza di una popolazione sannita che
ne occupò la sommità costruendovi una fortificazione megalitica, i cui resti
appaiono inglobati alla base del castello.
L'alto livello di cultura raggiunto nel VI-V sec. a.C., è testimoniato dalla
presenza di ceramica sia di fabbricazione locale che di provenienza dalla
Puglia e dalle città greche della costa ionica. Resti di muri in poligonali,
di età preromana, sono emersi nei pressi del castello; un pezzo di colonna
con capitello figurato che richiama il tempio italico di Paestum, è murato
presso la cattedrale; come altre testimonianza e iscrizioni che attestano la
presenza romana almeno dalla fine del III sec. a.C. a tutto il IV d.C.. Di
quest'epoca è l'interessante lastra di pietra, conservata nel Museo
diocesano, su cui compare inciso per la prima volta il nome di Tegiana.
L'abitato antico probabilmente rimase distrutto nei tremendi scontri
condotti dal re goto Totila nel 542 contro l'avanzare delle truppe del
generale bizantino Belisario durante la sanguinosa guerra gotico-bizantina
(535-553). Anche l'intera zona sottostante, divenuta quasi del tutto
malsana, andò desertificandosi rapidamente. Il colle tornò ad essere abitato
solo alcuni secoli più tardi ed accolse l'insediamento di una piccola
comunità di monaci greco-bizantini, attestata per la prima volta nei
documenti nel 917 coi termini di civitas dianensis, retta dal prete-notaio
Nardo, stretta attorno alle chiese di San Quirico e di San Biagio e protetta
da una torre. Nel 1261 (l'abitato era ormai conosciuto col toponimo di
Diano), mentre si effettuavano gli scavi per la costruzione di una nuova
chiesa intitolata alla Madonna, fu rinvenuto il corpo di san Cono, nativo
del luogo (1100 + 2 giugno 1121) e morto giovanissimo mentre era ancora
novizio nel vicino monastero di Cadossa. È questa l'epoca nella quale i
Sanseverino cominciano la loro espansione feudale ed economica nella valle
(dalla città-fortezza prenderà il nome che conserva tutt'oggi, Vallo di
Diano), e che li porterà a delineare quell'ambizioso progetto di bonifica
che avrà il suo massimo sviluppo con la fondazione della certosa di Padula.
Feudatari attenti e decisi, guardarono alla costruzione di chiese, santuari
e conventi come ad un investimento sicuro e nei loro pressi o sulle vie che
ad essi conducevano, attivarono o acquistarono vecchi mercati: nel 1332, ad
esempio acquistarono la fiera dell'Assunta di Diano, completando in tal modo
il loro reale controllo economico della città, che essi munirono con una
turrita cerchia di mura e vi edificarono il castello riutilizzando le
vecchie fortificazioni. La loro lungimiranza li porterà a raggiungere tale
ricchezza che lo stesso re di Napoli li ostacolerà: fino all'aperto scontro
che si consumò proprio a Diano negli ultimi mesi del 1497, data che segna
l'inizio della decadenza di questa famiglia, definitivamente tramontata
cinquant'anni dopo. Nei secoli successivi fu ambito feudo per le formidabili
fortificazioni e per la feracità del terreno sottostante; subì perciò pochi
passaggi e rimase Universitas autonoma fino all'eversione della feudalità,
quando divenne capoluogo di Comune. Riprese l'antico nome di Teggiano nel
1862. In questo stesso anno è registrato il suo massimo sviluppo demografico
con 7018 abitanti: da allora, a causa dell'emigrazione, prima, poi del
graduale trasferirsi degli abitanti verso la piana, cominciò il lento
declino che lo ha portato alla bassa consistenza demografica di oggi.
Visitando Teggiano, un itinerario minimo, oltre al Viridarium ed al Museo
diocesano, deve comprendere anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, la
Chiesa dell'Annunziata (romanica nel primo impianto, a cui si sovrapposero
trasformazioni barocche), le chiese prerinascimentali di Sant'Agostino e di
San Pietro (sede del Museo diocesano di arte sacra). Importante è anche
visitare la cattedrale di Santa Maria Maggiore dove si trova un bellissimo
pulpito ligneo della seconda metà del XIII sec., opera di Melchiorre di
Montalbano.
Il Castello Normanno di Teggiano (aperto al pubblico nel 1996), dove fu
ordita la congiura dei baroni, a cui parteciparono molti feudatari, in urto
con il viceré di Napoli, fu teatro della resistenza di Antonello Sanseverino
contro gli Aragonesi.
Importante fonte di conoscenze storiche è la Biblioteca del Seminario; le
origini risalgono al 1564. Comprende 5.000 volumi, tra cui un incunabulo del
1480, ed un ricco fondo pergamenaceo (oltre 600 documenti) e quattro
manoscritti cinquecenteschi restaurati e raccolti in volumi. L'archivio
Carrano, rappresenta una fonte di grande utilità per conoscere a fondo tutti
gli aspetti della vita quotidiana di un comune del Mezzogiorno in età
feudale e nei secoli successivi; comprende notizie sulla Diocesi e sul
seminario che, dallo splendore dei primi anni del settecento, subì una
inarrestabile decadenza nel periodo postunitario.
Teggiano, nel corso dei secoli ha conservato tutto il suo patrimonio sia
storico che artistico/culturale. Oggi è una grande risorsa per l'intero
territorio. Qui il 3 giugno per la Festa del Patrono san Cono, si svolge una
suggestiva processione notturna; nei giorni di festa bambini detti "verginelli",
a ricordo della disputa per la custodia delle spoglie del Santo, sorta nel
1621 tra Teggiano e Padula (fu risolta issando il corpo del Santo su di un
carro trainato da una coppia di buoi, che a metà strada tra i due paesi,
scelsero la via per Teggiano), portano in testa dei castelletti di cera,
quale riconoscenza per la grazia ricevuta.
Come anche, divenuta ormai simbolo di Teggiano, è la grande rievocazione
storica in costumi d'epoca che si tiene nei giorni di ferragosto "Alla
tavola della principessa Costanza", una festa in sintonia con lo spirito
antico del paese, che si conclude con la degustazione di cibi dell'antica
cucina in un ambiente "medievale", preparati in angoli suggestivi del paese,
ove è possibile, seguendo l'itinerario consigliato, visitare i magnifici
monumenti sopra elencati. |