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Stazione di SASSANO - TEGGIANO (Sa)

Ferrovia Sicignano degli Alburni - Lagonegro

Storia e descrizione del sito

La stazione di Sassano-Teggiano è ubicata presso la frazione Trinità di Sala Consilina. I due centri che danno il nome alla stazione sono invece a diversi km, ma ben serviti da autolinee che, quando la ferrovia era in funzione, provvedevano al collegamento in coincidenza con i treni: beata integrazione treno+bus di un tempo! Il fabbricato viaggiatori si presenta in buone condizioni, ma completamente sprangato da cancelli e porte molto resistenti. I binari presentano un po’ di vegetazione qua e là, ma le condizioni generali sono buone, segno di “disboscamenti” recenti. Fa bella mostra di sé una cisterna per l’acqua destinata alle locomotive a vapore di un tempo con relative colonne di alimentazione.

Dati tecnici

  • Situazione del sito: inutilizzata dalla chiusura della linea (marzo 1987)
  • Centri abitati serviti: Sassano (6 km); Teggiano (10 km); Monte San Giacomo (7 km)
  • Altitudine: 459 m. sul livello del mare
  • Distanza da Sicignano: 45,455 km
  • Distanza da Lagonegro: 32,792 km
  • Numero binari passanti di stazione: 2 per il servizio viaggiatori
  • Altri binari in stazione: nessuno
  • Accessibilità: ottima; stazione segnalata
  • Parcheggio auto: piazzale in loco
  • Trasporti pubblici per i centri abitati: fermata bus locali
  • Possibilità di sviluppo futuro: La stazione ha buone prospettive di sviluppo nel caso di riapertura della linea a patto di una buona integrazione con i servizi di trasporto su gomma.

Turismo

Sassano

Il primo insediamento in questo sito fu la chiesa di San Zaccaria, citata per la prima volta in un documento del 967 come confine estremo della diocesi di Capaccio. Essa divenne poi monastero che resterà attivo fino alla metà del XV secolo. Poco lontano, secondo una tradizione locale, fondato dal principe di Salerno Roberto Sanseverino, si sviluppò a partire dal XIV secolo il centro abitato attorno alla nuova chiesa di San Giovanni Battista. In quest'epoca il villaggio divenne un casale dello "stato" di Diano (Teggiano).
Dopo la caduta dei Sanseverino (1552) ebbero inizio i numerosi dissidi tra i feudatari e la chiesa che vantava antichi diritti su quelle terre, usurpati di frequente. La tensione giunse al culmine nel 1644-45, quando il duca di Calà non solo invase i terreni della chiesa, ma proibì ai contadini di coltivarli, facendoli anche inondare; proibì poi all'Universitas di versare i debiti contratti con la chiesa di San Giovanni.
Nonostante queste ed altre tensioni, il paese ebbe un lento ma graduale sviluppo che si intensificò nel corso del XVIII secolo soprattutto per merito dei cosiddetti "locati", cioè i possessori di armenti che fittavano pascoli perfino nella Puglia e in Basilicata. In funzione di questa attività e della conseguente concia delle pelli, si sviluppò anche un intenso commercio del sale. Sede di Comune dal 1806, ebbe il massimo demografico nel 1951 con 5846 abitanti. Da vedere il Museo vivente della valle delle orchidee.

Teggiano

La collina su cui sorge oggi l'abitato, come le altre del Vallo, risulta frequentata a partire almeno dalla prima età del ferro (IX secolo a.C.) e, quasi senza soluzione di continuità, i reperti ci indicano la presenza di una popolazione sannita che ne occupò la sommità costruendovi una fortificazione megalitica, i cui resti appaiono inglobati alla base del castello.
L'alto livello di cultura raggiunto nel VI-V sec. a.C., è testimoniato dalla presenza di ceramica sia di fabbricazione locale che di provenienza dalla Puglia e dalle città greche della costa ionica. Resti di muri in poligonali, di età preromana, sono emersi nei pressi del castello; un pezzo di colonna con capitello figurato che richiama il tempio italico di Paestum, è murato presso la cattedrale; come altre testimonianza e iscrizioni che attestano la presenza romana almeno dalla fine del III sec. a.C. a tutto il IV d.C.. Di quest'epoca è l'interessante lastra di pietra, conservata nel Museo diocesano, su cui compare inciso per la prima volta il nome di Tegiana.
L'abitato antico probabilmente rimase distrutto nei tremendi scontri condotti dal re goto Totila nel 542 contro l'avanzare delle truppe del generale bizantino Belisario durante la sanguinosa guerra gotico-bizantina (535-553). Anche l'intera zona sottostante, divenuta quasi del tutto malsana, andò desertificandosi rapidamente. Il colle tornò ad essere abitato solo alcuni secoli più tardi ed accolse l'insediamento di una piccola comunità di monaci greco-bizantini, attestata per la prima volta nei documenti nel 917 coi termini di civitas dianensis, retta dal prete-notaio Nardo, stretta attorno alle chiese di San Quirico e di San Biagio e protetta da una torre. Nel 1261 (l'abitato era ormai conosciuto col toponimo di Diano), mentre si effettuavano gli scavi per la costruzione di una nuova chiesa intitolata alla Madonna, fu rinvenuto il corpo di san Cono, nativo del luogo (1100 + 2 giugno 1121) e morto giovanissimo mentre era ancora novizio nel vicino monastero di Cadossa. È questa l'epoca nella quale i Sanseverino cominciano la loro espansione feudale ed economica nella valle (dalla città-fortezza prenderà il nome che conserva tutt'oggi, Vallo di Diano), e che li porterà a delineare quell'ambizioso progetto di bonifica che avrà il suo massimo sviluppo con la fondazione della certosa di Padula. Feudatari attenti e decisi, guardarono alla costruzione di chiese, santuari e conventi come ad un investimento sicuro e nei loro pressi o sulle vie che ad essi conducevano, attivarono o acquistarono vecchi mercati: nel 1332, ad esempio acquistarono la fiera dell'Assunta di Diano, completando in tal modo il loro reale controllo economico della città, che essi munirono con una turrita cerchia di mura e vi edificarono il castello riutilizzando le vecchie fortificazioni. La loro lungimiranza li porterà a raggiungere tale ricchezza che lo stesso re di Napoli li ostacolerà: fino all'aperto scontro che si consumò proprio a Diano negli ultimi mesi del 1497, data che segna l'inizio della decadenza di questa famiglia, definitivamente tramontata cinquant'anni dopo. Nei secoli successivi fu ambito feudo per le formidabili fortificazioni e per la feracità del terreno sottostante; subì perciò pochi passaggi e rimase Universitas autonoma fino all'eversione della feudalità, quando divenne capoluogo di Comune. Riprese l'antico nome di Teggiano nel 1862. In questo stesso anno è registrato il suo massimo sviluppo demografico con 7018 abitanti: da allora, a causa dell'emigrazione, prima, poi del graduale trasferirsi degli abitanti verso la piana, cominciò il lento declino che lo ha portato alla bassa consistenza demografica di oggi.
Visitando Teggiano, un itinerario minimo, oltre al Viridarium ed al Museo diocesano, deve comprendere anche la Chiesa di San Michele Arcangelo, la Chiesa dell'Annunziata (romanica nel primo impianto, a cui si sovrapposero trasformazioni barocche), le chiese prerinascimentali di Sant'Agostino e di San Pietro (sede del Museo diocesano di arte sacra). Importante è anche visitare la cattedrale di Santa Maria Maggiore dove si trova un bellissimo pulpito ligneo della seconda metà del XIII sec., opera di Melchiorre di Montalbano.
Il Castello Normanno di Teggiano (aperto al pubblico nel 1996), dove fu ordita la congiura dei baroni, a cui parteciparono molti feudatari, in urto con il viceré di Napoli, fu teatro della resistenza di Antonello Sanseverino contro gli Aragonesi.
Importante fonte di conoscenze storiche è la Biblioteca del Seminario; le origini risalgono al 1564. Comprende 5.000 volumi, tra cui un incunabulo del 1480, ed un ricco fondo pergamenaceo (oltre 600 documenti) e quattro manoscritti cinquecenteschi restaurati e raccolti in volumi. L'archivio Carrano, rappresenta una fonte di grande utilità per conoscere a fondo tutti gli aspetti della vita quotidiana di un comune del Mezzogiorno in età feudale e nei secoli successivi; comprende notizie sulla Diocesi e sul seminario che, dallo splendore dei primi anni del settecento, subì una inarrestabile decadenza nel periodo postunitario.
Teggiano, nel corso dei secoli ha conservato tutto il suo patrimonio sia storico che artistico/culturale. Oggi è una grande risorsa per l'intero territorio. Qui il 3 giugno per la Festa del Patrono san Cono, si svolge una suggestiva processione notturna; nei giorni di festa bambini detti "verginelli", a ricordo della disputa per la custodia delle spoglie del Santo, sorta nel 1621 tra Teggiano e Padula (fu risolta issando il corpo del Santo su di un carro trainato da una coppia di buoi, che a metà strada tra i due paesi, scelsero la via per Teggiano), portano in testa dei castelletti di cera, quale riconoscenza per la grazia ricevuta.
Come anche, divenuta ormai simbolo di Teggiano, è la grande rievocazione storica in costumi d'epoca che si tiene nei giorni di ferragosto "Alla tavola della principessa Costanza", una festa in sintonia con lo spirito antico del paese, che si conclude con la degustazione di cibi dell'antica cucina in un ambiente "medievale", preparati in angoli suggestivi del paese, ove è possibile, seguendo l'itinerario consigliato, visitare i magnifici monumenti sopra elencati.

Le immagini

La stazione di Sassano - Teggiano

La stazione con i due binari passanti e, sulla destra, il serbatoio per l'acqua destinata un tempo a rifornire le locomotive a vapore

Ancora una visione del fabbricato di stazione in mezzo ad una rigogliosa vegetazione spontanea

L'area dello scalo merci.

L'interno della stazione vandalizzato

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